Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/93

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novella terza 89

ed io mi sarei stato dove i monaci dormono. — Al quale l’oste disse: — L’opera sta pur così, e tu puoi, se tu vuogli, quivi stare il meglio del mondo; l’abate dorme, e le cortine son dinanzi; io vi ti porrò chetamente una coltricetta, e dòrmiviti. — Alessandro, veggendo che questo si potea fare senza dare alcuna noia all’abate, vi s’accordò, e quanto piú chetamente potè vi s’acconciò. L’abate, il quale non dormiva, anzi alli suoi nuovi disii fieramente pensava, udiva ciò che l’oste ed Alessandro parlavano, e similmente avea sentito dove Alessandro s’era a giacer messo; per che seco stesso, forte contento, cominciò a dire: — Iddio ha mandato tempo a’ miei disiri; se io nol prendo, per avventura simile a pezza non mi tornerá. — E diliberatosi del tutto di prenderlo, parendogli ogni cosa cheta per l’albergo, con sommessa voce chiamò Alessandro e gli disse che appresso lui si coricasse; il quale, dopo molte disdette spogliatosi, vi si coricò. L’abate, postagli la mano sopra il petto, lo ’ncominciò a toccare non altramenti che sogliano fare le vaghe giovani i loro amanti; di che Alessandro si maravigliò forte, e dubitò non forse l’abate, da disonesto amor preso, si movesse a così fattamente toccarlo. La qual dubitazione, o per presunzione o per alcuno atto che Alessandro facesse, subitamente l’abate conobbe, e sorrise: e prestamente di dosso una camiscia, che avea, cacciatasi, prese la mano d’Alessandro e quella sopra il petto si pose, dicendo: — Alessandro, caccia via il tuo sciocco pensiero, e cercando qui, conosci quello che io nascondo. — Alessandro, posta la mano sopra il petto dell’abate, trovò due poppelline tonde e sode e dilicate, non altramenti che se d’avorio fossono state, le quali egli trovate e conosciuto tantosto, costei esser femina, senza altro invito aspettare, prestamente abbracciatala, la voleva basciare; quando ella gli disse: — Avanti che tu piú mi t’avvicini, attendi quello che io ti voglio dire. Come tu puoi conoscere, io son femina e non uomo; e pulcella partitami da casa mia, al papa andava che mi maritasse: o tua ventura o mia sciagura che sia, come l’altro dì ti vidi, sí di te m’accese Amore, che donna non fu mai che tanto amasse uomo, e per questo io ho diliberato di volere te avanti che alcuno altro per