Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/115

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novella seconda 109

coteste cose: ma se voi mi volete cotanto bene, ché non mi fate voi un servigio, ed io farò ciò che voi vorrete? — Allora disse il prete: — Di’ ciò che ta vuogli, ed io il farò volentieri. — La Belcolore allora disse: — Egli mi conviene andar sabato a Firenze a render lana che io ho filata ed a far racconciare il filatoio mio: e se voi mi prestate cinque lire, che so che l’avete, io ricoglierò dall’usuraio la gonnella mia del perso e lo scaggiale da’ dí delle feste che io recai a marito, ché vedete che non ci posso andare a santo né in niun buon luogo, perché io non l’ho; ed io sempremai poscia farò ciò che voi vorrete. — Rispose il prete: — Se Iddio mi dèa il buono anno, io non gli ho allato; ma credimi che, prima che sabato sia, io farò che tu gli avrai molto volentieri. — Sí, — disse la Belcolore — tutti siete cosí gran promettitori, e poscia non attenete altrui nulla: credete voi fare a me come voi faceste alla Biliuzza, che se n’andò col ceteratoio? Alla fé di Dio, non farete, ché ella n’è divenuta femina di mondo pur per ciò; se voi non gli avete, e voi andate per essi. — Deh! — disse il prete — non mi fare ora andare infino a casa, ché vedi che ho cosí ritta la ventura testé che non c’è persona, e forse, quando io ci tornassi, ci sarebbe chi che sia che c’impaccerebbe: ed io non so quando el mi si venga cosí ben fatto come ora. — Ed ella disse: — Bene sta: se voi volete andar, sí andate; se non, sí ve ne durate. — Il prete, veggendo che ella non era acconcia a far cosa che gli piacesse se non a salvum me fac, ed egli volea fare sine custodia, disse: — Ecco, tu non mi credi che io gli ti rechi; acciò che tu mi creda, io ti lascerò pegno questo mio tabarro di sbiavato. — La Belcolore levò alto il viso e disse: — Sí, cotesto tabarro o che vale egli? — Disse il prete: — Come, che vale? Io voglio che tu sappi che egli è di duagio infino in treagio, ed hacci di quegli nel popolo nostro che il tengon di quattragio; e non è ancora quindici dí che mi costò da Lotto rigattiere delle lire ben sette, ed ebbine buon mercato de’ soldi ben cinque, per quel che mi dica Buglietto, che sai che si conosce cosí bene di questi panni sbiavati. — O síe? — disse la Belcolore — se Iddio m’aiuti, io non l’avrei mai creduto: ma