Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/141

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novella settima 135

che s’appressava, ella sperava di potere esser con lui: e per ciò la seguente sera alla festa, di notte, se gli piacesse, nella sua corte se ne venisse, dove ella per lui, come prima potesse, andrebbe. Lo scolare, piú che altro uom lieto, al tempo impostogli andò alla casa della donna, e messo dalla fante in una corte e dentro serratovi, quivi la donna cominciò ad aspettare. La donna, avendosi quella sera fatto venire il suo amante e con lui lietamente avendo cenato, ciò che fare quella notte intendeva gli ragionò, aggiugnendo: — E potrai vedere quanto e quale sia l’amore il quale io ho portato e porto a colui del quale scioccamente hai gelosia presa. — Queste parole ascoltò l’amante con gran piacer d’animo, disideroso di veder per opera ciò che la donna con parole gli dava ad intendere. Era per avventura il dì davanti a quello nevicato forte, ed ogni cosa di neve era coperta; per la qual cosa lo scolare fu poco nella corte dimorato, che egli cominciò a sentir piú freddo che voluto non avrebbe: ma aspettando di ristorarsi, pur pazientemente il sosteneva. La donna al suo amante disse dopo alquanto: — Andiancene in camera e da una finestretta guardiamo ciò che colui di cui se’ divenuto geloso, fa, e quello che egli risponderá alla fante, la quale io gli ho mandata a favellare. — Andatisene adunque costoro ad una finestretta e veggendo senza esser veduti, udiron la fante da un’altra favellare allo scolare e dire: — Rinieri, madonna è la piú dolente femina che mai fosse, per ciò che egli c’è stasera venuto un de’ suoi fratelli ed ha molto con lei favellato, e poi volle cenar con lei, ed ancora non se n’è andato, ma io credo che egli se n’andrá tosto; e per questo non è ella potuta venire a te, ma tosto verrá oggimai: ella ti priega che non t’incresca l’aspettare. — Lo scolare, credendo questo esser vero, rispose: — Dirai alla mia donna che di me niun pensier si dèa infino a tanto che ella possa con suo acconcio per me venire: ma che questo ella faccia come piú tosto può. — La fante, dentro tornatasi, se n’andò a dormire. La donna allora disse al suo amante: — Ben, che dirai? Credi tu che io, se quel ben gli volessi che tu temi, sofferissi che egli stesse lá giú ad agghiacciare? — E questo detto, con