Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/196

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190 giornata nona

s’adunò a ragionare, dove la reina, a Filomena guardando, disse che principio desse alle novelle del presente giorno; la quale sorridendo cominciò in questa guisa:

[I]

Madonna Francesca, amata da un Rinuccio e da uno Alessandro, e niuno amandone, col fare entrare l’un per morto in una sepoltura e l’altro quello trarne per morto, non potendo essi venire al fine imposto, cautamente gli si leva da dosso.


Madonna, assai m’aggrada, poi che vi piace, che per questo campo aperto e libero, nel quale la vostra magnificenza n’ha messi, del novellare, d’esser colei che corra il primo aringo; il quale se ben farò, non dubito che quegli che appresso verranno, non facciano bene e meglio.

Molte volte s’è, o vezzose donne, ne’ nostri ragionamenti mostrato quante e quali sieno le forze d’Amore: né però credo che pienamente se ne sia detto, né sarebbe ancora se di qui ad uno anno d’altro che di ciò non parlassimo; e per ciò che esso non solamente a vari dubbi di dover morire gli amanti conduce, ma quegli ancora ad entrare nelle case de’ morti per morti tira, m’aggrada di ciò raccontarvi, oltre a quelle che dette sono, una novella nella quale non solamente la potenza d’Amore comprenderete, ma il senno da una valorosa donna usato a tôrsi da dosso due che contro al suo piacere l’amavan, conoscerete.

Dico adunque che nella cittá di Pistoia fu giá una bellissima donna vedova, la qual due nostri fiorentini, che per aver bando di Firenze lá dimoravano, chiamati l’uno Rinuccio Palermini e l’altro Alessandro Chiarmontesi, senza sapere l’un dell’altro, per caso di costei presi, sommamente amavano, operando cautamente ciascuno ciò che per lui si poteva a dovere l’amor di costei acquistare. Ed essendo questa gentil donna, il cui nome fu madonna Francesca de’ Lazzari, assai sovente stimolata