Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/20

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14 giornata sesta

Currado veggendole disse: — Aspèttati, che io ti mostrerò che elle n’hanno due — e fattosi alquanto piú a quelle vicino, gridò: — Hohò ! — Per lo qual grido le gru, mandato l’altro piè giú, tutte dopo alquanti passi cominciarono a fuggire; laonde Currado, rivolto a Chichibio, disse: — Che ti par, ghiottone? Parti che elle n’abbian due? — Chichibio quasi sbigottito, non sappiendo egli stesso donde si venisse, rispose: — Messer sí, ma voi non gridaste «hohò!» a quella d’iersera: ché se cosí gridato aveste, ella avrebbe cosí l’altra coscia e l’altro piè fuor mandato come hanno fatto queste. — A Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si converti in festa e riso, e disse: — Chichibio, tu hai ragione: ben lo doveva fare. — Cosí adunque con la sua pronta e sollazzevol risposta Chichibio cessò la mala ventura e paceficossi col suo signore.

[V]

Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto dipintore, venendo di Mugello, l’uno la sparuta apparenza dell’altro motteggiando morde.


Come Neifile tacque, avendo molto le donne preso di piacere della risposta di Chichibio, cosí Panfilo per volere della reina disse:

Carissime donne, egli avviene spesso che, sí come la fortuna sotto vili arti alcuna volta grandissimi tesori di vertú nasconde, come poco avanti per Pampinea fu mostrato, cosí ancora sotto turpissime forme d’uomini si truovano maravigliosi ingegni dalla natura essere stati riposti. La qual cosa assai apparve in due nostri cittadini de’ quali io intendo brievemente di ragionarvi: per ciò che l’uno, il quale messer Forese da Rabatta fu chiamato, essendo di persona piccolo e sformato, con viso piatto e ricagnato che a qualunque de’ Baronci piú trasformato l’ebbe, sarebbe stato sozzo, fu di tanto sentimento nelle leggi, che da molti valenti uomini uno armario di ragione civile fu reputato; e l’altro, il cui nome fu Giotto, ebbe uno ingegno