Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/213

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novella quinta 207


Niccolò Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uomo, e tra l’altre sue possessioni una bella n’ebbe in Camerata, sopra la quale fece fare uno orrevole e bello casamento, e con Bruno e con Buffalmacco che tutto gliele dipignessero si convenne; li quali, per ciò che il lavorio era molto, seco aggiunsero e Nello e Calandrino, e cominciarono a lavorare. Dove, benché alcuna camera fornita di letto e dell’altre cose opportune fosse ed una fante vecchia dimorasse sí come guardiana del luogo, per ciò che altra famiglia non v’era, era usato un figliuolo del detto Niccolò, che avea nome Filippo, sí come giovane e senza moglie, di menar talvolta alcuna femina a suo diletto e tenervela un dì o due, e poscia mandarla via. Ora, tra l’altre volte avvenne che egli ve ne menò una che aveva nome la Niccolosa, la quale un tristo, che era chiamato il Mangione, a sua posta tenendola in una casa da Camaldoli, prestava a vettura. Aveva costei bella persona ed era ben vestita, e secondo sua pari, assai costumata e ben parlante; ed essendo ella un dì di meriggio della camera uscita in un guarnel bianco e co’ capelli ravvolti al capo, e ad un pozzo che nella corte era del casamento lavandosi le mani ed il viso, avvenne che Calandrino quivi venne per acqua e dimesticamente la salutò. Ella, rispostogli, il cominciò a guatare, piú perché Calandrino le pareva un nuovo uomo che per altra vaghezza. Calandrino cominciò a guatar lei, e parendogli bella, cominciò a trovar sue cagioni, e non tornava a’ compagni con l’acqua: ma non conoscendola, niuna cosa ardiva di dirle. Ella, che avveduta s’era del guatar di costui, per uccellarlo, alcuna volta guardava lui, alcun sospiretto gittando; per la qual cosa Calandrino subitamente di lei s’imbardò, né prima si partí della corte che ella fu da Filippo nella sua camera richiamata. Calandrino, tornato a lavorare, altro che soffiar non facea; di che Bruno accortosi, per ciò che molto gli poneva mente alle mani, sí come quegli che gran diletto prendeva de’ fatti suoi, disse: — Che diavolo hai tu, sozio Calandrino? Tu non fai altro che soffiare. — A cui Calandrino disse: — Sozio, se io avessi chi m’aiutasse, io starei bene. — Come? — disse Bruno. A cui Calandrin disse: — El non si