Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/333

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conclusione dell'autore 327

che in alcun luogo scrivo il ver de’ frati? A queste che così diranno si vuol perdonare, per ciò che non è da credere che altro che giusta cagione le muova, per ciò che i frati son buone persone e fuggono il disagio per l’amor di Dio, e macinano a raccolta e nol ridicono: e se non che di tutti un poco vien del caprino, troppo sarebbe piú piacevole il piato loro. Confesso nondimeno, le cose di questo mondo non avere stabilitá alcuna, ma sempre essere in mutamento, e cosí potrebbe della mia lingua essere intervenuto; la quale, non credendo io al mio giudicio, il quale a mio potere io fuggo nelle mie cose, non ha guari mi disse una mia vicina che io l’aveva la migliore e la piú dolce del mondo: ed in veritá, quando questo fu, egli erano poche a scrivere delle soprascritte novelle. E per ciò che animosamente ragionan quelle cotali, voglio che quello che è detto basti lor per risposta. E lasciando omai a ciascuna e dire e credere come le pare, tempo è da por fine alle parole, Colui umilmente ringraziando che dopo sì lunga fatica col suo aiuto m’ha al disiderato fine condotto: e voi, piacevoli donne, con la sua grazia in pace vi rimanete, di me ricordandovi, se ad alcuna forse alcuna cosa giova l’averle lette.



qui finisce la decima ed ultima giornata del libro
chiamato decameron.