Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/379

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nota 373


II 12516 «messer lo giudice» (gíudicio, evidentemente per giudicie, che B ha infatti in II 12624, ma la vulg. lo conservò accentandolo giúdicio ed il Fanfani postillò: «Detto per Giudice beffardamente1, senza riflettere che la stessa dizione «messer lo giudice», non mai storpiata, ricorre nella nov. altre tre volte);

II 13829 «serbando» (servando);

II 15012 «rossa divenuta come robbia» (rabbia, conservata dalla vulg. benché il Fanfani si dichiari «quasi certo» che il Bocc. scrisse robbia2);

II 15716 «offesa» (nêdetta! che L interpretò uendecta, passato nella vulg., ma insostenibile qui; «vendetta» era stato giá incontrato poche righe sopra ed influí sullo scambio);

II 16112 «che essi fossero» (chi, ma la correzione è richiesta dal costrutto);

II 16525 «dirò» (I, assurdo ma conservato dalla vulg.);

II 1727 «cosí come essi» (della prima parola è appena visibile in B l’ultima lettera, ch’è un’I; essa chiude una riga, e poiché la seconda incomincia per «come», è possibile che si sia avuto per anticipazione un altro come in luogo del cosí, che mi sembra opportuno ristabilire);

II 1801 «tesorier» (trasorier, forse per una ripercussione del suono finale di «Pietro» che precede; cfr. anche I 2511: ma la vulg. serbò quella forma infranciosata e non mancò chi la difese3);

II 2055 «que’ tre soldi» (qui), e similmente II 2063 «a que’ tempi» (ad qui, corr. giá da L);

II 2208 «avere.... voluta» (I, che un amanuense scrisse «avendo la mente al voluto che veniva appresso», come rilevò il Fanfani4, il quale non ardí però di correggere);

II 2296 «dimostrarmi» (dimostrarvi, che poteva anche emendarsi dimostrarmivi);

II 28317 «quanto» (quando, corr. in L);

II 29728 «v’accomando» (uicomando, evidente svista per vacomando; la lezione vi comando di L fu difesa e trasmessa alla vulg.), e similmente II 30319 «v’accomandi» (uicomandi, che questa volta L corresse uacomandi5).

    della casa rurale, che ha per pavimento un palco di legname (il «palco de’ colombi» di II 531 è quel che noi diciamo piú propriamente soffitta, ma qui si parla di una casa cittadinesca e di gente agiata); il palco poi, nel suo significato proprio testé espresso, è nominato in I 20929 e II 7714.

  1. Cfr. II, p. 217, n. 2
  2. Cfr. II, p. 245, n. 2.
  3. Cfr. Fanf., II, p. 280, n. 5. Per la forma dello Canigiano cfr. qui, p. 361.
  4. Cfr. II, p. 322, n. 2.
  5. La locuzione è senza dubbio accomandare a Dio: cfr. I 5310, 12410, 21515, 25326, II 5516, II 29632, II 3157.