Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/111

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non che ad eccitare la dormente Venere, ma a risuscitare la morta in ciascuno uomo; e quanto ancora in ciò la virtú de’ bagni diversi adoperi, quegli il può sapere che l’ha provato; quivi i marini liti e i graziosi giardini e ciascun’altra parte sempre di varie feste, di nuovi giuochi, di bellissime danze, d’infiniti strumenti, d’amorose canzoni, cosí da giovini come da donne fatti, sonati e cantate risuonano. Tengasi adunque chi può quivi, tra tante cose, contra Cupido, il quale quivi, per quello che io creda, sí come in luogo principalissimo de’ suoi regni, aiutato da tante cose, con poca fatica usa le forze sue.

In cosí fatto luogo, o pietosissime donne, mi solea il mio marito menare a guarire dell’amorosa febbre; nel quale, poi pervenimmo, non usò Amore vèr.me altro modo che vèr l’altre facesse; anzi l’anima che presa piú pigliare non si potea, alquanto, certo assai poco, rattiepidita, e per lo lungo dimorare lontano a me che Panfilo fatto aveva, e per le molte lagrime e dolori sostenuti, raccese in sí gran fiamma, che mai tale non mi ve la pareva avere avuta. E ciò non solamente dalle predette cagioni procedeva, ma il ricordarmi quivi molte volte essere stata da Panfilo accompagnata, amore e dolore, vedendomivi senza esso, senza dubbio nessuno mi cresceva. Io non vedea nè monte nè valle alcuna, che io da molti e da lui accompagnata, quando le reti portando, e quando i cani menando ponendo insidie alle selvatiche bestie, e pigliandone, non conoscessi per testimonio e delle mie e delle sue allegrezze essere stata. Niuno lito, nè scoglio, nè isoletta ancora si vedea, che io non dicessi: Qui fui io con Panfilo, e cosí mi disse, e cosí quivi