Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/122

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seconde, chè, posto che tu, dèa, come ti piace guidi le cose esteriori, le virtú dell’anima non sono sottoposte alle tue forze: il nostro senno continuamente in ciò t’ha soperchiata. Ma che giova però a te opporsi? A te sono mille vie da nuocere a’ tuoi nemici, e quelle che per diritto non puoi, conviene che per obliquo fornischi. Tu non potesti ne’ nostri animi generare inimicizia, e ’ngegnastiti di mettervi cosa equivalente, e oltre a ciò gravissima doglia e angoscia.

I tuoi ingegni, per addietro rotti col nostre senno, si risarcirono per altra via, e inimica a lui parimente e a me, con li tuoi accidenti porgesti cagione di dividere da me l’amato giovine con lunga distanza. Ohimè! quando avrei io potuto pensare che in luogo a questo tanto distante e da questo diviso da tanto mare, da tanti monti e valli e fiumi, dovesse nascere, te operante, la cagione de’ miei mali? Certo non mai, ma pure è cosí; ma con tutto questo, avvegna che egli sia lontano a me, e io a lui, non dubito che egli m’ami, si come io lui, il quale io sopra tutte le cose amo. ma che vale questo amore ad effetto piú che se fossimo nemici? Certo niuna cosa: dunque al tuo contrasto niente valse il senno nostro. Tu insiememente con lui ogni mio diletto, ogni mio bene e ogni mia gioia te ne portasti, e con questi le feste, li vestimenti, le bellezze e ’l vivere lieto, in luogo de quali pianti, tris tizia e intollerabile angoscia lasciasti; ma certo che io non l’ami non m’hai tu potuto tòrre, nè puoi. Deh, se io giovine ancora avea contro alla tua deità commessa alcuna cosa, l’età semplice mi dovea rendere scusata. Ma se tu pure di me volevi vendetta, perchè non l’operavi tu nelle tue cose? Tu ingiusta hai messa la tua