Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/147

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di quello che io cerco ti convertissi in contrario, e di grembo togliessi alle leggenti donne le lagrime mie.

Egli era già un’altra volta il sole tornato nella parte del cielo, che si cosse allora che male li suoi carri guidò il presuntuoso figliuolo, poi che Panfilo fu da me partito; e io misera per lunga usanza aveva apparato a sostenere li dolori, e più temperatamente mi doleva che l’usato, nè credeva che più si potesse durare di male, che quello che io durava, quando la fortuna, non contenta de’ danni miei, mi volle mostrare ch’ancora più amari veleni aveva che darmi. Avvenne, adunque, che de’ paesi di Panfilo alle nostre case tornò un nostro carissimo servidore, il quale da tutti, e massimamente da me, graziosamente fu ricevuto. Questi, narrando i casi suoi e le vedute cose, mescolando le prospere con l’avverse, per avventura gli venne Panfilo ricordato; del quale molto lodandosi, ricordando l’onore da lui ricevuto, me nell’ascoltare faceva contenta, e appena potè la ragione la volontà raffrenare di correre ad abbracciarlo, e del mio Panfilo dimandare con quell’affezione che io sentiva; ma pure ritenendomi, e quello essendo dello stato di lui dimandato da molti, e avendo bene essere di lui a tutti risposto, io sola il dimandai con viso lieto, quello che egli faceva e se suo intendimento era di tornarci, alla quale egli così rispose: Madonna, e a che fare tornerebbe qua Panfilo? Niuna più bella donna è nella terra sua, la quale oltre ad ogni altra è di bellissime copiosa, che quella la quale lui ama sopra tutte le cose, per quello che io da alcuno intendessi; ed egli, secondo che io credo, ama lei; altramente io il reputerei folle, dove per addietro