Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/159

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diletti e li lunghi affanni che per lui hai sostenuti e sostieni ti possono fare manifesto. Tu, sì come giovine, più la volontà seguitante che la ragione, amasti, e amando, quel fine che da amore si può disiare, prendesti; e, come già è detto, brieve diletto essere il conoscesti, nè più avanti che quello che avuto n’hai, mai avere nè disiare se ne puote. E se egli pure avvenisse che ’l tuo Panfilo nelle tue braccia tornasse, non altramente che l’usato diletto ne sentiresti.

Li ferventi disiderii sogliono essere nelle cose nuove, nelle quali molte volte sperandosi che quello bene sia nascoso, il quale forse non v’è, fanno con noia sostenere il fervente disio, ma le conosciute più temperatamente si sogliono disiderare; ma tu troppo nel disordinato appetito trascorsa e tutta dispostati al perire, fai il contrario. Sogliono le discrete persone, trovandosi ne’ faticosi luoghi e pieni di dubbii tirarsi indietro, volendo anzi avere la fatica, la quale infino al luogo hanno spesa dove già pervenuti s’avveggono, perduta, e ritornare sicuri, che, più avanti andando, mettersi a rischio di guadagnare la morte. Segui adunque tu, mentre che tu puoi, cotale essemplo, e più ora temperata che tu non suoli, metti la ragione innanzi alla volontà, e te medesima saviamente cava de’ pericoli e dell’angoscie, nelle quali mattamente ti se’ lasciata trascorrere. La fortuna a te benivola, se con sano occhio riguarderai, non t’ha richiusa la via di dietro, nè occupata sì che, bene discernendo ancora le tue pedate, non possi per quelle tornare là onde tu ti movesti, ed essere quella Fiammetta che tu ti solevi. La tua fama è intera, nè da alcuna cosa da te stata fatta è nelle menti delle genti commaculata, la quale essendo corrotta,