Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/171

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


ancora l’averlo temuto; però che mentre essi li loro fati temono, già a quelli sono pervenuti. Adunque lascia li dolori li quali volontaria hai eletti, e vivi lieta negl’iddii sperando, e opera bene, però che spesso avvenne già che qualora l’uomo più alla felicità si crede lontano, allora in quella con disavveduto passo è entrato. Molte navi, correndo felicemente per gli alti mari, già ruppero all’entrata de’ salvi porti; e così alcune, di salute disperate del tutto, salve in quelli alla fine si ritrovarono. E io ho già veduti molti alberi, dalle fiammifere folgori di Giove percossi, ivi a pochi tempi pieni di verdi frondi; e alcuni, con sollecitudine riguardati, da non conosciuto accidente essersi secchi. La fortuna dà varie vie, e così come ella di noia t’è stata cagione, così, se sperando la tua vita nutrichi, ti sarà similmente di gioia.

Non una sola volta ma molte usò verso me la savia balia cotali parole, credendosi da me potere cacciare li dolori, e l’ansietà riservate solamente alla morte; ma di quelle poco o nulla toccava con frutto l’occupata mente, e la maggior parte perduta si smarria tra l’aure, e il mio male di giorno in giorno più comprendea la dolente anima; per che spesso supina sopra il ricco letto col viso tra le braccia nascoso, nella mente varie cose e grandi rivolgea. Io dirò crudelissime cose, e quasi da non dovere essere credute da donna essere pensate, se avvenire per addietro così fatte, o maggiori, non si fossero vedute. Essendo io nel cuore vinta da incomparabile doglia, sentendomi dal mio amante, disperata, lontana, così fra me a dire cominciai: Ecco, quella cagione che la sidonia Elissa ebbe d’abandonare il mondo, quella medesima m’ha Panfilo donata, e molto piggiore.