Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/173

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miei mali, gravissimo danno, come gli altri precedenti modi avea rifiutati, così e questo ancora rifiutai. Vennermi poi nel pensiero li velenosi sughi, li quali per addietro a Socrate e a Sofonisba e ad Annibale e a molti altri prencipi l’ultimo giorno segnarono, e questi assai a’ miei piaceri si confecero; ma veggendo che a cercare d’averli tempo si convenia interporre, e dubitando non in quel mezzo si mutasse il mio proponimento, di cercare altra maniera imaginai, e pensato mi venne di volere... come molti già fecero, rendere il tristo spirito: dubitando d’impedimento, chè ’l vedea, ad altra specie di pensiero trapassai. E questa cagion medesima gli accesi carboni di Porzia mi fece lasciare: ma venutami nella mente la morte d’Ino e di Melicerte, e similmente quella di Erisitone, il bisognarvi lungo spazio all’una ad andare, all’altra ad aspettare, me le fece lasciare, imaginando dell’ultima il dolore lungamente nutricare i corpi. Ma oltre tutti questi modi, m’occorse la morte di Pernice caduto dell’altissima arce cretense, e questo solo modo mi piacque di seguitare per infallibile morte e vòta d’ogni infamia, fra me dicendo: Io dell’alte parti della mia casa gittandomi, il corpo rotto in cento parti, per tutte e cento renderà l’infelice anima maculata e rotta a’ tristi iddii, nè fia chi quinci pensi crudeltà o furore in me stato di morte, anzi a fortunoso caso imputandolo, spandendo pietose lagrime per me, la fortuna maladiranno.

Questa diliberazione nell’animo mio ebbe luogo, e sommamente mi piacque di seguitarla, pensando in me grandissima pietà usare, se forte spietata contro a me divenissi.

Già era il pensier