Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/175

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fare, non è cosa che pentimento ne possa seguire, e, se egli ne pur seguisse, da poterla indietro tornare.

Così da queste cose l’anima occupata, il proponimento sùbito lungamente in libra tenne; ma stimolandomi Megera con aspre doglie, vinsi di seguire il proposto, e tacitamente pensai di mandarlo ad effetto; e con benigne parole alla mia balia, che già tacea, nel tristo viso mostrai infinto conforto, alla quale, acciò che quindi si dipartisse, dissi: Ecco, carissima madre, li tuoi parlari verissimi con utile frutto luogo nel petto mio hanno trovato, ma acciò che ’l cieco furore esca della pazza anima, alquanto di qui ti cessa, e me di dormire disiderosa al sonno lascia.

Ella sagacissima, e quasi de’ miei intendimenti indovina, il mio dormire loda, e da me dilungatasi alquanto per lo ricevuto comandamento, della camera uscire non volle in niuno modo. Ma io, per non farla del mio intendimento sospetta, oltre al mio piacere sostenni la sua dimora, imaginando che, dopo alquanto, quieta veggendomi, si dovesse partire. Fingo adunque con riposo tacito il pensato inganno; nel quale, benchè di fuori niuna cosa appaia, così nell’ore le quali a me ultime dovere essere pensava, fra me dogliosa dicea cotali parole: O misera Fiammetta, o più che altra dolorosissima donna, ecco che ’l tuo dì è venuto! Oggi, poi che dell’alto palagio ti sarai gittata in terra, e l’anima avrà lasciato il rotto corpo, terminate fieno le lagrime tue, li sospiri, l’angoscie e li disiri, e ad un’ora te e il tuo Panfilo libero farai della promessa fede. Oggi avrai da lui li meritati abbracciari; oggi le militari insegne d’Amore copriranno il corpo tuo con disonesto strazio oggi