Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/219

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A te occulta il nuvoloso tempo ogni stella, le quali se pure tutte paressero, niuno argomento t’ha l’impetuosa fortuna lasciato a tua salute; e perciò in qua e in là ributtato, come nave senza temone e senza vela dall’onde gittata, così t’abandona, e come li luoghi richieggiono, così usa varii li consigli. Se tu forse alle mani d’alcuna pervieni, la quale sì felici usi li suoi amori che le nostre angoscie schernisca, e per folle forse riprendane, umile sostieni li gabbi fatti, li quali menomissima parte sono de’ nostri mali, e a lei la fortuna essere mobile torna a mente, per la qual cosa noi lieta, e lei come noi potrebbe rendere in brieve, e risa e beffe per beffe le renderemmo. E se tu alcuna troverai che, leggendoti, li suoi occhi asciutti non tenga, ma dolente e pietosa de’ nostri mali con le sue lagrime multiplichi le tue macchie, quelle in te, sì come santissime, con le mie raccogli, e più pietoso e afflitto mostrandoti, umile priega che per me prieghi colui il quale che egli, forse da più degna bocca che la nostra pregato, e più ad altrui pieghevole che a noi, allevii le nostre angoscie. E io, chiunque ella fia, priego da ora con quella voce che a’ miseri più essaudevole è data, che ella mai a tali miserie non pervenga, e che sempre le sieno gl’iddii placabili e benigni, e li suoi amori secondo li suoi disii felici produca per lunghi tempi.

Ma se per avventura tra l’amorosa turba delle vaghe donne, delle mani d’una in altra cambiandoti, pervieni a quelle dell’inimica donna usurpatrice de’ nostri beni, come di luogo iniquo fuggi incontanente, nè parte di te non mostrare agli occhi ladri, acciò che ella la seconda volta, sentendo le