Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/150

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130 COMENTO DEL BOCCACCI

sente: ella è chiamata mente, quando ella sa ed intende. Questa sta nella più eccelsa parte dell’anima, e perciò è chiamata mente, perchè ella si ricorda. Per lo quale effetto qui il suo aiuto invoca l’autore; perciocchè se in questo la mente non l’aiutasse, invano sarebbe disceso e discenderebbe a vedere tante cose e così diverse, quante per opera della mente ne scrive: che scrivesti, cioè in te raccogliesti: ciò ch’ i’ vidi, nel cammino da me fatto: Qui, cioè nella presente opera, si parrà la tua nobilitate, cioè la tua sufficienza in conservare; perciocchè la nobiltà della cosa consiste molto nello esercitar bene e compiutamente quello che al suo ufìcio appartiene. Io cominciai: Poeta. In questa terza parte del presente canto dissi, che 1’autore moveva un dubbio a Virgilio, il quale mosso da pusillanimità mostra di temere di mettersi nel cammino, il quale Virgilio nella fine del primo canto disse di dovergli mostrare, e dice: Io cominciai, a dire: Poeta, Virgilio: che mi guidi, Guarda, cioè esamina la mia virtù, cioè la mia forza: s’ella è possente a sostener tanto affanno, quanto nel lungo cammino e malagevole, lo quale tu di’ di volermi menare, fia di necessità d sofferire: e fa’ questo, Prima ch’ all’alto passo cioè d’entrare in inferno, tu mi fidi, tu mi commetta; quasi voglia dire: io vorrei per avventura ad ora tornare indietro che io non potrei. Tu dici: qui vuol l’autore levar via una risposta, la quale Virgilio, siccome egli avvisava, gli arebbe potuta fare, cioè di dire: non può’ tu venire, o non credi potere laddove andò Enea, e ancora laddove andò san Paolo? e co-