Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/201

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

SOPRA DANTE 181

Ed egli a me: questo misero modo.

la terza quivi: Ed io, che riguardai. La quarta quivi: E poi, ch’a riguardare. La quinta quivi: Ed ecco verso noi. La sesta quivi: Figliuol mio, disse, La settima e ultima quivi: Finito questo. Dice adunque così, Quivi, cioè nella prima entrata dell’inferno, sospiri, pianti: pianto è quello che con rammarichevole voce si fa, quantunque il più i volgari lo intendano ed usino per quel pianto che si fa con lagrime: e alti guai: questi appartengono ad ogni spezie di dolore, e massimamente a quello che con altissime voci e dolorose si dimostra.

Risonavan per l’aere senza stelle,

cioè oscuro, e dal cospetto del cielo chiuso.

Perch’io, al cominciar ne lagrimai.

Ecco una delle fatiche dell’animo, la quale predisse nel cominciamento del secondo canto gli s’apparecchiava. Diverse lingue, cioè diversi idiomi, per la diversità delle nazioni dell’universo, le quali tutte quivi concorrono: orribili favelle, cioè spaventevoli, come son qui tra noi quelle de’ tedeschi, li quali sempre pare che garrino e gridino, quando più amichevolmente favellano: Parole di dolore, cioè significanti dolore, accenti d’ira. Accento è il profferere il quale facciamo alto o piano, acuto o grave o circunflesso: ma qui dice che erano d’ira, per la quale si sogliono molto più impetuosi fare, che senza ira parlando non si fanno. Voci alte, per le punture della doglia, e fioche. Suole l’uomo per lo molto gridare affiocare, e suon di man, come soglion far le femmine batteadosi a palme, con elle,