Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/226

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206 COMENTO DEL BOCCACCI

maestrati di guardarci da quella; acciocchè in tanta miseria non divegnamo, che egualmente a’ buoni e a’ malvagi siamo odiosi. Pare adunque questo vizio consistere in una freddezza d’animo, la quale occupate non solamente le potenze intellettive, ma eziandio le sensitive, tiene coloro ne’ quali esso dimora del tutto oziosi, intanto che brevemente niuna opportunità pare che muover gli possa ad alcuno atto operativo. E per questo non come uomini, ma come bruti animali, anzi come vermini putridi e fastidiosi menano la vita loro. E in questo pare loro, per quel che comprender si possa, sentire alcun diletto: il quale perciocchè da viziosa cagione è preso, senza colpa esser non puote. E però spenta la lor sensualità, e tolta via la gravezza del misero corpo consenziente alla viltà dell’animo, avendo quel conoscimento assoluti, che perduto aveano legati, dal vermine della coscienza morsi, e per quello conoscendo sè niuno onesto segno nella lor misera vita aver seguito, ora senza prò seco dicendo: così dovremmo aver fatto; non tardi nè lenti, ma correndo seguitano quel segno che seco estimano dovere vivendo aver seguito. E perciocchè questo lor vermine non muore, il seguono in giro; a dimostrare che come nel cerchio non alcun principio nè fine, così questa lor fatica non debba giammai avere requie nè riposo. E a questo atto gli sollecita il vermine della coscienza con due stimoli, con mosconi e con vespe, li quali continuamente gli trafiggono. Li quali mosconi e vespe, sono da intendere per la memoria di due loro singulari miserie, nelle quali nella loro dolorosa vita presero alcuni pia-