Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/230

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210 COMENTO DEL BOCCACCI

avanti la creazion del mondo alcuna luce sensibile nel mezzo delle tenebre, le quali avanti la creazion del mondo erano, produsse lui come cominciò a distinguer quelle in dì distinti, come nel principio del Genesi si legge. E quinci, perchè nelle tenebre prodotto fu, sentirono i poeti lui essere figliuolo della Notte, cioè delle tenebre. Il nome del quale, Servio sopra l’Eneida di Virgilio dice esser Caron, quasi Cronon: e questo vocabolo in latino viene a dire tempo; il quale l’autore dice essere bianco per antico pelo, descrivendolo dall’accidente della vecchiezza degli uomini, nella quale noi divegnamo canuti: e per questo vuol dimostrare il Tempo essere vecchio, cioè, già è lungo spazio stato prodotto. E nel vero assai è vecchio, perciocchè secondo si comprende in libro temporum d’Eusebio, egli è dalla creazion del mondo, infino a questo anno, perseverato 6572 anni, o in quel torno. E perciò si pone nocchiere sopra questo fiume; perciocchè dir si puote, il tempo esser quello che in sè il dì della nostra natività ne riceve, e con le sue revoluzioni avendone dalla riva del nostro nascimento levati, ne mena per la presente vita, qual più e qual meno, e trasportalo all’altra riva, cioè al dì della morte. È vero che egli è qui posto dall’autore a trapassare l’anime che muoiono nell’ira di Dio, e ciò non è senga cagione; perciocchè quelle che questa mortal vita finiscono nella grazia di Dio, non si dicono, secondochè i santi dicono, morire, ma d’una vita trapassare in altra, e quella essere eterna, nella quale il tempo non ha alcuna cosa a fare; perciocchè l’eternità non patisce alcuna