Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/240

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220 COMENTO DEL BOCCACCI

rità, era noiosa agli occhi: Tanto che per ficcar, cioè agutamente mandare, lo viso, cioè il senso visivo, a fondoò, cioè verso il fondo,

Io non vi discernea alcuna cosa.

Pur dunque alcuna cosa vi vedea, ma quello, che fosse non discerneva, per la grossezza delle tenebre e della nebbia.

Or discendiam quaggiù nel cieco mondo.

In questa seconda parte del presente canto dimostra l’autore essere per una medesima colpa, cioè per non avere avuto battesimo, tre maniere di genti esser dannate: e questa si divide in due parti: nella prima dichiara delle due maniere de’ predetti: nella seconda scrive della terza: e comincia la seconda quivi: Non lasciaiam l’andar, ec. Nella prima parte l’autore fa due cose, primieramente descrive la pena delle tre maniere di genti di sopra dette; e pone delle due, delle quali l’una dice essere stati infanti, cioè piccioli fanciulli, l’altra dice essere stati uomini e femmine. Nella seconda muove un dubbio a Virgilio, il quale Virgilio gli solve: e comincia questa seconda quivi: Dimmi, maestro mio, ec. dice adunque così: Or discendiam, perciocchè in quel luogo sempre infino al centro si diclina, quaggiù nel cieco mando, cioè in inferno, il qual pertanto dice esser cieco, perciocchè alcuna natural luce non v’è: Cominciò il maestro, cioè Virgilio, tutto smorto, cioè pallido oltre l’usato. È il vero che l’uomo impalidisce per l’una delle tre cagioni, o per infermità di corpo, nella quale intervengono le diminuzioni dei sangue, le diete, e l’altre evacuazioni, le quali van-