Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/247

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SOPRA DANTE 227

se le aggiugne di pena, in quanto questo desiderio è senza alcuna intermissione.

Gran duol mi prese il cuor quando l’intesi,

sì per Virgilio, e sì ancora,

Perocchè gente di molto valore,

stati intorno agli esercizii temporali, Conobbi, non qui, ma nel processo, quando co’ cinque savii entrò nel castello sette volte cerchiato d’alte mura, che in quel Limbo, cioè in quello cerchio superiore, vicino alla superficie della terra (chiamano gli astrologi un cerchio dello astrolabio, contiguo alla circunferenza di quello, e nel quale sono segnati i segni del zodiaco e i gradi di quelli, Limbo, dal quale per avventura gli antichi dinominarono questo cerchio, perciocchè quasi immediatamente è posto sotto la circunferenza della terra:) eran sospesi, dall’ardore del loro desiderio. Dimmi, Maestro mio. Qui dissi cominciava la seconda particella della prima parte della seconda della division principale, nella quale l’autore muove una questione a Virgilio, ed esso gliele solve. Dice adunque:

Dimmi, Maestro mio, dimmi Signore.

Assai l’onora l’autore per farselo benivolo, acciocchè egli più pienamente gli risponda, che fatto non avea alla domanda fattagli nel precedente canto: dopo la quale alcuna altra, che questa, infino a qui fatta non gli avea. Ed intende in questa domanda, non di voler sapere de’ santi padri che da Cristo ne furon tratti, che dobbiamo credere il sapea, ma perciò fa la domanda, per sapere se in altra guisa che in questa, cioè che fatta fu per la venuta di Cristo,