Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/316

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296 COMENTO DEL BOCCACCI

che alcuni si sforzano d’apporgli, cioè che egli facesse ardere i libri di Platone: la qual cosa credo, volendo non averebbe potuta fare, in tanto pregio e grazia degli Ateniesi fu Platone, e la sua memoria e li suoi libri: li quali non ha molto tempo che io vidi, o tutti o la maggior parte, o almeno i più notabili, scritti in lettera e gramatica greca in un grandissimo volume, appresso il mio venerabile maestro messer Francesco Petrarca. È il vero che la scienza di questo famosissimo filosofo lungo tempo sotto il velamento d’una nuvola d’invidia di fortuna stette nascosa, in maraviglioso prezzo continuandosi appo i valenti uomini la scienza di Platone: nè è assai certo, se a venire ancora fosse Averrois, se ella sotto quella medesima si dimorasse. Costui adunque, se vero è quello che io ho talvolta udito, fu colui che prima rotta la nuvola, fece apparir la sua luce, e venirla in pregio intantochè oggi, quasi altra filosofia che la sua non è dagl’intendenti seguita. Ma ultimamente pervenuto questo singulare uomo all’età di sessantatrè anni finio la vita sua: e secondochè alcuni dicono, per infermità di stomaco. Tutti lo miran, per singular maraviglia, quegli che in quel luogo erano; e similmente credo facciano tutti quegli che a’ nostri dì in filosofia studiano: tutti onor gli fanno, siccome a maestro e maggior di tutti. Quivi vid’io, appresso d’Aristotile, e Socrate:

Socrate originalmente si crede fosse Ateniese, ma di bassissima condizione di parenti disceso: perciocchè, siccome scrive Valerio Massimo nel terzo suo libro sotto la rubrica di pazienza, il padre suo fu chia-