Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/321

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SOPRA DANTE 301

è questo? aver veduti gli alti effetti della natura, e ora discendere alle menome cose musicali? Al quale egli dimostrò, sè estimare esser meglio d’avere tardi apparata quella arte, che morire senza averla saputa. Nè in alcuna età potè sofferire d’essere ozioso, perciocchè secondo scrive Tullio nel libro de Senectute, egli era già d’età di novantaquattro anni, quando egli scrisse il libro il quale egli appellò Panatenaico. Una cosa ebbe questo singulare uomo, la quale a certi Ateniesi fu grave, ed ultimamente cagione della morte sua, egli non potè mai essere indotto ad avere in alcuna reverenza gl’iddii li quali gli Ateniesi adoravano, affermando un cane, un asino o qualunque altro più vile animale esser degno di molta maggior venerazione che gl’iddii degli Ateniesi. E la ragione che di ciò assegnava era, che gli animali erano opera della natura, gl’iddii degli Ateniesi erano opera delle mani degli uomini. Per la qual cosa essendo stati fatti, ovvero eletti trenta uomini in Atene a dovere riformare lo stato della città, e servarlo, ve ne furono alcuni, li quali forse da alcuna altra occulta cagion mossi, sotto spezie di religione, vollero che esso confessasse gli loro iddii essere da onorare, e che Atene dalla lor deità e custodia servata fosse. La qual cosa non volendo esso fare, essendo già d’età di novantanove anni, fu fatto mettere in pregione, e in quella tenuto da un mese. Alla fine vedendo coloro che tener vel facevano, non potersi a ciò l’animo suo inducere, gli mandarono in un nappo un beveraggio avvelenato, il quale egli, sprezzati gli umili rimedii mostratigli da Lisia alla sua salute, amando più di