Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/366

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346 COMENTO DEL BOCCACCI

bilonia lungamente in prigione, e vi furono reputati bestie; estimando i Caldei che se savi fossero stati, o fosser sante le lor leggi, che Iddio non gli avrebbe lasciati venire in quella miseria: e perciò creduti non erano: e’ non pare che dubitar si debba, che non fossero i Gentili molto più prestamente venuti che non fecero gli Ebrei. E questo pare si possa comprendere da ciò che seguì quando chiamati furono, poichè Cristo incarnato recò in terra quella celeste luce della dottrina evangelica, la quale illumina ogni uomo che viene in questo mondo, che illuminato voglia essere: la quale avendo esso primieramente predicata, e poco dagli Ebrei ascoltato, mandò per l’universo i suoi messaggieri a chiamare alle nozze reali di vita eterna ogni nazione. Nè furon chiamati ne deserti o nelle solitudini arabiche, nè da uomini paurosi o fiochi, ma come dice di loro il Salmista: Non sunt loquelae, neque sermones, quorum non audiantur voces eorum. In omnem terram exivit sonus eorum, et in fines orbis terrae verba eorum. E queste nel cospetto de’ re, de’ prencipi, de’ tiranni, nelle città grandissime, nelle piazze, ne’ templi, nelle convenzioni e adunanze de’ popoli: e a questa chiamata prestamente concorsono le nazioni de’ Genlili, e con intera mente senza alcune ritrosie prestaron fede alla dottrina de’ chiamatori: e non solamente vi prestaron fede, ma per quella sè medesimi fecero incontro a’ tormenti, senza la divina grazia intollerabili, è alla morte temporale senza alcuna paura, e con ferma speranza della futura gloria. E così si può credere avrebber fatto, se alcuna altra volta fossero