Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/368

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348 COMENTO DEL BOCCACCI

no della ebraica legge, acciocchè di ciò gli ammaestrassero: potrebbesi consentire, i Gentili dover aver creduto gli Ebrei dover esser maestri di questa verità; ma essi non si vedevan tra le nazioni del mondo d’alcuna preeminenza, nè onorato il popolo ebreo, e massimamente a dispetto degli Assiri, de’ Greci, degli Affricani e ultimamente de’ Romani anzi si vedea un piccol popolo pieno di vituperii, di peccati, e di scellerate operazioni, e ogni dì essere da’ Caldei e dagli Egiziaci presi e straziati, e menati in cattività e in servitudine e essi e le lor femmine, e le loro città rubate, e ad esse esser disfatte le mura, e talvolta tutte abbattute e desolate; per la qual cosa assai di fede appo le nazioni strane alla loro religione si toglieva, e per questo essendo avuti in derisione, non era alcuno che mai a loro andato fosse. Erano oltre a questo gli Ebrei intra sè medesimi divisi, che altra maniera servavano i Giudei, e altra maniera i Sammaritani: e chi meglio di costor si facesse, non potevano le nazioni lontane discernere. Nè è da dubitare, che molto di fede non togliesse loro appo gli strani la divisione. Che dunque si può dire della ignoranza di coloro, che avanti che Cristo per li suoi messaggieri la legge da lui data essere stata data manifestasse, se non quello che davanti è stato detto cioè, che la loro ignoranza, siccome ignoranza Facti, si debba potere scusare? E perciò se per altro ben vissero, non aver altra pena meritata, che quella che semplicemente per lo peccato originale è data a coloro, li quali morirono davanti