Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/37

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SOPRA DANTE 17

delle femmine, le quali avendosi la ragione sottomessa, la quale dee essere loro capo e loro guida, come è il marito, intendono con loro artificii far quello che giudicano non aver fatto la natura, cioè lisciandosi e dipignendosi, farsi belle; di che segue le più volte il contrario, e perciò è la loro fatica perduta. O vogliam dire sentirsi per queste la infermità e sciocchezza di molti, i quali mentre stimano con continuato coito soddisfare all’altrui libidine, sè votano, ed altrui non empiono. Ma acciocchè io non vada per tutte le pene in quello discritte, che sarebbono molte, dico che questo del superiore inferno sentono i poeti gentili. Il secondo inferno, dissi, chiamavano mezzano, sentendo quello essere vicino alla superficie della terra, il quale noi volgarmente chiamiamo limbo, e la santa Scrittura talvolta il chiama il seno d’Abraam; e quello vogliono essere separato da’ luoghi penali, volendo in esso essere stati i giusti antichi aspettanti la venuta di Cristo. E di questo mostra il nostro autore sentire, dove pone quegli o che non peccarono, o che, bene aoperando, morirono senza battesimo. Ma questo è differente da quello de’ santi, inquanto quegli che v’erano desideravano e speravano, e venne la loro salute, e quegli che l’autore pone desiderano, ma non isperano.

Estimarono ancora essere un inferno inferiore, e quello essere un luogo di pene eterne, date a’ dannati. E di questo dice il Vangelo: mortuus est dives, et sepultus est in inferno. Ed il Salmista: In inferno autem quis confìtebitur tibi? E che questo sia, si

com. di dante T.I. 2