Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/38

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18 COMENTO DEL BOCCACCI

legge nel Vangelio, in quella parte ove il ricco seppellito in inferno, vedendo sopra sè Lazzero nel grembo di Abraam, il prega che intinga il dito minimo nell’acqua, e gillandogliele in bocca il refrigeri alquanto. E di questo inferno tratta similemente il nostro autore dal sesto canto in giù. Domandavasi oltre a questo dove sia l’entrata ad andare in questo inferno; conciossiecosachè 1’autore quella, nel principio del terzo canto scrivendo dove ella sia, in alcuna parte non mostra; della qual cosa appo gli antichi non è una medesima opinione. Omero, il quale pare essere de’ più antichi poeti che di ciò menzione faccia, scrive nel lib. xi. della sua Odissea, Ulisse per mare essere stato mandato da Circe in oceano per dovere in inferno discendere a sapere da Tiresia Tebano i suoi futuri accidenti; e quivi dice lui essere pervenuto appo certi popoli, li quali chiama Scizii, dove alcuna luce di sole mai non appare, e quivi avere lo inferno trovato. Virgilio il quale in molte cose il seguita, in questo discorda da lui, scrivendo nel sesto della sua Enelda l’entrata dello inferno essere appo il lago d’Averno tra la città di Pozzuolo e Baia dicendo:

Spelunca alta fiat, vastoque immanis hiatu,
Scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris:
Quam super haud ullae poterant impune volantes
Tendere iter pennis: talis sese halitus atris
Faucibus effundens supera ad convexa ferebat:
Unde locum Graii dixerunt nomine Aornon, etc.

E per questa spelunca scrive essere sceso Enea appresso la Sibilla in inferno. Stazio nel primo del suo