Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/64

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44 COMENTO DEL BOCCACCI

no; aggiugnendo a’ loro argomenti le parole della Filosofia a Boezio, dove dice: Quis, inquit, has scenicas meretriculas ad hunc aegrum permisit accedere? Quae dolores ejus non modo nullis remediis foverent, verum dulcibus insuper alerent venenis? E se più alcuna cosa trovano, similemente come contro a nemici della repubblica contro a essi la spongono. Ma perocchè a questi cotali a tempo sarà risposto, vengo alla prima parte, cioè donde avesse origine il nome di poeta. Ad evidenza della qual cosa è da sapere, secondo che il mio padre e maestro messer Francesco Petrarca scrive a Gherardo suo fratello monaco di Certosa; gli antichi Greci, poichè per l’ordinato movimento del cielo, e mutamento appo noi di tempi dell’anno, e per altri assai evidenti argomenti, ebbero compreso uno dovere essere colui, il quale con perpetua ragione dà ordine a queste cose, e quello essere Iddio, e tra loro gli ebbero edificati templi, e ordinati sacerdoti e sacrificii, estimando di necessità essere il dovere, nelle oblazioni di questi sacrificii dire alcune parole nelle quali le laude degne a Dio, e ancora i lor preghi a Dio si contenessero; e conoscendo non essere degna cosa a tanta deità dir parole simili a quelle che noi l’uno amico con l’altro familiarmente diciamo, o il signore al servo suo, costituirono che i sacerdoti, li quali eletti e sommi uomini erano, queste parole trovassero, le quali questi sacerdoti trovarono; e per farle ancora più strane dall’usitato parlar degli uomini, artificiosamente le composero in versi. E perchè in quelle si contenevano gli alti misterii della