Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/98

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78 COMENTO DEL BOCCACCI

sente vita, e in esso addormentati nell’altra passiamo: laddove non meritata la misericordia di Dio, in sempiterno co’ miseri in tal guisa passati dimoriamo: li quali si dicon dormire nel sonno della miseria, in quanto hanno perduto il poter vedere, conoscere e gustare il bene dello intelletto, nel quale consiste la gloria de’ beati. È adunque questo sonno mentale quello del quale ii nostro autore vuole che qui allegoricamente s’intenda, nel qual ciascuno che si diletta più di seguir l’appetito che la ragione è veramente legato, e ismarrisce, anzi perde la via della verità, alla quale in eterno non può ritornare.

La seconda cosa che era da vedere, dissi che era come noi in questo sonno mentale ci leghiamo. E perciocchè i lacciuoli sono infiniti, li quali la carne, il mondo e il demonio tendono alla nostra sensualità, pienamente dire non se ne potrebbe per lingua d’uomo, ma ad un de’ modi, il quale è quasi universale, riducendoci dico.

Che dalla nostra puerizia noi il più dirizziamo i piedi, cioè le nostre affezioni, in questi lacci, e quasi non accorgendocene, perciocchè più i sensi che la ragione abbiamo allora per guida, sì c’inveschiamo, che poi o non ci sciogliamo da quegli, o non senza grande difficultà, volendo, ce ne sviluppiamo, A questa etài nostri tre predetti nemici con ogni sollecitudine stendono le reti loro: e la ragione è questa. L’età, come detto è, è tenera, e nuova, e vaga, e la sensualità è in essa fortissima, perciocchè la ragione non v’è ancora assai perfetta: e sccondochè pare che la esperienza ne dimostri, dalla gola, alla qua-