Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/132

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
128 COMENTO DEL BOCCACCI

d’abbaiare; e ha questo demonio gli occhi rossi e la barba nera e unta, e il venire largo, e le mani unghiate, e oltre all’abbaiare, graffia, e squarcia e morde i miseri dannati, i quali udendo il suo continuo abbaiare desiderano d’essere sordi. La qual pena spiacevole e gravosa, in cotal guisa pare che la dìvina giustizia abbia conformata alla colpa: e primieramente come essi oziosi e gravi del cibo e del vino, col ventre pieno giacquero in riposo del cibo ingluviosamente preso, così pare convenirsi, che contro a loro voglia, in male e in pena di loro, senza levarsi giacciano in eterno distesi; con loro spesso volgersi testificando i dolorosi movimenti, i quali per lo soperchio cibo, già di diverse torsioni loro furon cagione; e come essi di diversi liquori e di varii vini il misero gusto appagarono, così qui sieno da varie qualità di piova percossi ed afflitti; intendendo per la grandine grossa che gli percuote, la crudità degl’indigesti cibi, la quale per non potere essi per lo soperchio dallo stomaco esser cotti, generò ne’ miseri l’aggroppamento de’ nervi nelle giunture; e per l’acqua tinta non solamente rivocare nella memoria i vini esquisiti, il soperchio de’ quali similmente generò in loro umori dannosi, i quali per le gambe, per gli occhi e per altre parti del corpo sozzi e fastidiosi vivendo versarono: e per la neve, il male condensato nutrimento, per lo quale non lucidi ma invetriati, e spesso di vituperosa forfore divennero per lo viso macchiati; e così come essi non furono contenti solamente alle dilicate vivande, nè a’favorosi vini, nè eziandio a’ falsamenti spesso escitanti il pi-