Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/220

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212 COMENTO DEL BOCCACCI

guirà, che tu sarai cacciato di Firenze: Ed è ragion, che tu da lor sia cacciato, per ciò, che tra li lazzi sorbi, Si disconvien, cioè non è convenevole, fruttare, cioè fruttificare, al dolce fico: vuol sotto questa metafora l’autore intendere, non esser convenevole, che tra uomini rozzi, duri, ingrati e di malvagia condizione, abiti e viva un uom valoroso, di gentile animo e di grande eccellenza. Poi segue,

Vecchia fama nel mondo li chiama orbi,

cioè ciechi; della qual fama si dice esser cagione questo, che andando i Pisani al conquisto dell’isola di Maiolica, la quale tenevano i saracini, e a ciò andando con grandissimo navilio, e per questo lasciando la lor città quasi vota d’abitanti, non parendo loro ben fatto, pensarono di lasciare la guardia di quella al comun di Firenze, del quale essi erano a que’ tempi amicissimi: e di ciò richiestolo, e ottenuto quello che desideravano, promisono dove vittoriosi tornassero, di partire col detto comune la preda che dell’acquisto recassono: e avendo i Fiorentini con grandissima onestà servata la città, e i Pisani tornando vincitori, ne recarono due colonne di porfido vermiglio bellissimo, e porti di tempio, o della città che fossero, di legno, ma nobilissimamente lavorate: e di queste fecero due parti, che posero dall’una parte le porti, e dall’altra le due colonne coperte di scarlatto, e diedero le prese a’ Fiorentini, i quali senza troppo avanti guardare, presono le colonne: le quali venutene in Firenze, e spogliate di quella veste scarlatta, si trovarono essere rotte, come oggi le veggiamo davanti alla porta di san Giovanni.