Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/232

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224 COMENTO DEL BOCCACCI

cuno che già è cento anni fosse ricco; egli non ci se ne troverà alcuno; e se pure alcun se ne trovasse, o in vergogna di lui si troverà, come degli antichi, o lui per le ricchezze non esser principalmente ricordato: per la qual cosa appare, questi cotlali avere acquistata cosa, che insieme col corpo e col nome loro s’è morta, e convertita in fummo, quasi non fosse stata. Ma a vedere resta quello che della poesia si guadagni, la quale essi dicono non essere lucrativa, credendosi con questo vituperarla e farla in perpetuo abominevole. La poesi, la qual solamente a’ nobili ingegni sè stessa concede, poichè con vigilante studio è appresa, non dirizza l’appetito ad alcuna ricchezza, anzi quelle siccome pericoloso e disonesto peso fugge e rifiuta; e prestando diligente opera alle celestiali invenzioni e esquisite composizioni, in quelle con ogni sua potenza, che l’ha grandissima, si sforza di fare eterno il nome del suo divoto componitore: e se eterno far nol puote, gli dà almeno per premio della sua fatica quella vita della qual di sopra dicemmo, lunga per molti secoli, rendendolo celebre e splendido appo i valorosi uomini, siccome noi possiamo manifestissimamente vedere, e negli antichi e ancor ne’ moderni: e son passati oltre a 2600 anni, che Museo, Lino e Orfeo vissero famosi poeti: e quantunque la lunghezza del tempo e la negligenza degli uomini abbiano le loro composizioni lasciate perire, non hanno potuto per tutto ciò i loro nomi occultare e fare incogniti, anzi in quella gloriosa chiarezza perseverano, che essi mentre corporalmente vivean faceano. Omero, poverissimo