Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/30

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22 COMENTO DEL BOCCACCI

tadecima, e quivi allora veggiamo tutto il corpo suo luminoso e bello; e così si mostra a noi essere raccesa, cioè ralluminata la faccia sua: poi dal luogo, dove tutta la veggiamo, partendosi, e tornando verso il sole, continuamente par diminuisca il lume suo, in quanto a’ nostri occhi apparisce meno di quello che dal sole è veduto; e così se ne va continuamente diminuendo, infino a tanto che ell’è entrata sotto i raggi del sole; e di sotto a quegli uscendo, comincia, come dinanzi ho detto, a divenire ogn’ora più luminosa, infino alla quintadecima; e brevemente in 354 dì ella si raccende, cioè si vede tutta accesa dodici volte, perchè possiam dire che in quattro anni, e pochi di più, ella si raccenda cinquanta volte; e però vuol qui vaticinando dire messer Farinata, egli non saranno quattro anni, Che tu saprai, per esperienza, quanto quell’arte, del tornare chi è cacciato, pesa, cioè è grave; volendo per queste parole annunciargli, che avantichè quattro anni fossero, esso sarebbe cacciato di Firenze, il che avvenne avantichè fossero i due, o poco più: E se tu mai nel dolce mondo, cioè in questo, il quale quantunque pieno d’amaritudine sia, è dolce, cioè dilettevole, a rispetto dell’inferno, regge, cioè torni, Dimmi: perchè quel popolo, cioè i cittadini di Firenze, è sì empio, cioè crudele, Incontr’a’ miei, cioè agli Uberti, in ciascuna sua legge? delle quali, poichè cacciati furono, mai alcuna non se ne fece, nella quale alcun beneficio si concedesse a’ cacciati di Firenze, se alcuna se ne fece mai, che da quel