Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/37

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SOPRA DANTE 29

Perch’io pregai lo spirito, di messer Farinata, più avaccio, più tosto,

Che mi dicesse chi con lui si stava,

in quell’arca.

Dissemi: qui con più di mille giaccio,

quasi voglia dire con infiniti: Qua dentro, in quest’ arca, è il secondo Federigo, questo Federigo fu figliuolo d’Arrigo sesto imperadore, e nepoto di Federigo Barbarossa; il quale Arrigo per introdotto d’alcuni suoi amici, essendo senza donna, prese con dispensazion della chiesa per moglie Gostanza, figliuola che fu del buon re Guglielmo di Sicilia, la quale era monaca, e già d’età di cinquantasei anni; ed ebbene in dota il reame di Sicilia, il quale allora teneva Tancredi, il quale fu de’ discendenti del re Ruggieri, ed era male in concordia con la chiesa; e dopo lui rimase ad un suo figliuolo chiamato Guglielmo, contro al quale andò il detto Arrigo imperadore, e per tradimento il prese, e rimase libero signor del reame; e nella detta Gostanza generò un figliuolo, il quale fu quel Federigo del qual diciamo: e morendo la detta Gostanza, pochi anni appresso la natività del figliuolo, lui lasciò nelle braccia e nella guardia della chiesa, la quale con diligenza l’allevò: e come ad età perfetta divenne, gli diede la possessione del reame di Sicilia; e non passò guari di tempo, che fattolo eleggere, il coronò imperador di Roma. Divenne costui maraviglioso uomo, e in molte cose eccellente e virtuoso: ma non durò guari in concordia con la chiesa, per lo volere usurpare le ragioni di quella: poi ve-