Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/186

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168 LA TESEIDE


53


Di mia salute, disse Palemone,
     Non aver tu pensier: del tutto, avanti
     Ch’io mi parta, la nostra quistione
     Si finirà; sicchè l’un de’ due amanti
     Solo d’amarla fia in possessione;
     I consigli che desti ho tutti quanti
     Esaminati meco, e son contento
     Più di morir che di vita in tormento.

54


Se tu fai quel ch’io dico, gelosia,
     S’altro non me ne segue, avendo fede
     In te come in amico, anderà via:
     Se nel tempo di ciò ben mi procede,
     Renderò grazie alla fortuna mia:
     Dunque t’appresta, che il mio cor crede
     Vittoria aver, se non vuogli altrimente
     In ciò far cosa che mi sia piacente.

55


Allora disse Penteo sospirando:
     Oimè ch’io sento l’ira degl’iddii
     Li quali ancor ne vanno minacciando
     Contrarii tutti agli nostri disii:
     E la fortuna ci ha qui lusingando
     Menati con effetti lieti e pii,
     E non Amor, a voler che muoiamo
     Per le man nostre, come noi sogliamo.