Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/40

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22 LA TESEIDE


38


Nè altrimenti il cinghiar ch’ha sentiti
     Nel bosco i can fremire e i cacciatori,
     I denti batte, e rugghia, e gli spediti
     Sentieri usa a salute; e pe’ romori
     Ch’egli ha ’n qua e ’n là, in su e in giù uditi
     Non sa quai vie per lui si sien migliori,
     Ma ora in giù ed ora in su correndo,
     Sino al bisogno incerto va fuggendo.

39


Così facea costei per lo suo regno,
     In dubbio da qual parte quivi vegna
     Teseo, o con che arte ovvero ingegno:
     Onde gire a ciascuna non isdegna,
     Nè di pregar che ciascheduna al segno
     Di quel ch’ha imposto ben ferma si tegna:
     Perocchè se a tal punto son vincenti,
     Più non cal lor curar mai d’altre genti.

40


L’alto duca Teseo con tempo eletto
     Al suo viaggio lieto navicava;
     Passando pria Macron sanza interdetto,
     Ad Andro le sue prode dirizzava:
     Il qual lasciato con sommo diletto
     Pervenne a Tenedos, e quel lasciava
     Entrando poi nel mar, che all’abideo
     Leandro fu soave e poscia reo.