Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/290

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nell’operare moralmente Socrate seguitando. È nelle storie scolastiche ottimo Comestore.

Le quali cose avidamente bevendo io, lasciati i lacrimosi sospiri, mi diedi pace; e poco dopo ripresi a dire: Sì, che mi assisterà egli, presidio della libertà, della salvezza mia, se saprò l’operazioni sue indagare; ah ch’io possa per mezzo di tanto venerabil persona, che qual Fenice ha la sua monarchia oltre monti, giugnere a debellare le miserie della fortuna, l’angustie d’amore, e spogliarmi d’ogni rusticità! conoscendomi un misero, un rozzo, un inerme ed inerte, crudo insieme ed informe; dal padre di Giove fatto deforme; povero da Iperione; litigioso da Gradivo; pusillanime da Delio, da Diona sporchissimo Dioneo; da Cillenio, guercio e balbuziente; grave con turpitudine da Lucina.

Or dunque affettuosamente vi prego che per via del vostro oracolo io possa la grazia perduta riacquistare; che non desidero mica d’ornare il capo d’elmo apollineo; nè la sinistra di pallantea difesa, e dell’asta di Minerva, la destra; non di nuotare nei filosofici abissi, nè di speculare del cielo empireo il pavimento; non di vedere più sottilmente giù nell’inferno Plutone, e le stelle nell’etere trasparente splendenti, non d’intendere del primo Mobile la sostanza omogenea, uniforme; nè la Gorgone con la spada vostra tagliare.

Aspetto bensì da scolare devoto, benivolo, attento la dottrina di maestro cotanto, per mezzo