Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/49

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o della servitù volontaria 35

un modo ha fatto quel nobil presente della voce e delle parole, per confabulare e affratellarci sempre più; e per la scambievole e comune significazione de’ nostri pensieri, venire alla comunanza de’ nostri voleri; s’ella ha fatto di tutto per stringere vieppiù sempre il nodo della nostra alleanza e compagnia; s’ella in ogni minima cosa fa vedere di non averci voluto far solamente tutti uniti, ma tutti un sol corpo; non si può venir fuori a dubitare che non siamo tutti liberi naturalmente, dacchè siamo tutti compagni; e non può venire in capo a nessuno, che la natura, avendoci messi tutti quanti in compagnia, qualcuno lo abbia messo in servitù.

Ma che accade discutere se la libertà è naturale, quando, a voler far servo chicchessia, bisogna fargli torto, e nulla del mondo è sì contrario alla natura (la quale è tutta ragionevole) come l’ingiuria? vuol dir dunque che la libertà è naturale; e vuol dir, secondo me, che noi, non solamente siam nati padroni di nostra franchezza, ma con affetto altresì da difenderla. Ora, se per caso stessi in forse di ciò, e tanto siamo tornati in bastardi che non sappiam valutare i nostri tesori, nè parimente le nostre pure affezioni, bisognerà ch’io vi tratti secondo il merito, e vi metta in cattedra i bruti a insegnarvi qual’è la vostra condizione e natura. I bruti, viva Dio! (chi non fa il sordo a bella posta) urlano negli orecchi agli uomini: Viva la libertà. Molti di essi, presi, muojono subito. Come il pesce muore appena fuori dell’acqua, così quegli chiudono gli occhi alla luce del mondo, per non vedere la lor servitù. Se i bruti avessero tra loro gradi e preminenza, io dico che la loro nobiltà sarebbe l’esser libero. Gli altri, dico del più grande come del più piccolo, si ajutano tanto, o