Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/61

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o della servitù volontaria 47

datagli si legge ancora tra le sue opere, e sarà perpetua testimonianza del suo bel cuore; e de’ suoi nobili spiriti. Ora è un fatto che insieme colla libertà si perde tosto anche il valore; la gente soggetta al combattimento non ci va allegra nè animosa: vanno al pericolo come appiccicati, abalorditi, e per disimpegno; nè si sentono bollire nel cuore l’ardore della libertà, che fa dispregiare ogni periglio, ed invoglia ad acquistarsi l’onor della gloria infra i compagni con un bel morire. Fra gente libera fanno a chi fa meglio, ciascuno per il ben comune, e ciascuno per sè; perchè tutti sanno di dovere aver la loro parte al male della disfatta, o al bene della vittoria; ma la gente soggetta, oltre al coraggio guerriero, perde la vivacità in ogni altra cosa, ed ha il cuore piccolo e molle, ed è incapace di ogni magnanima impresa. I tiranni sanno bene tutto ciò; e vedendo che pigliano questa piega, danno loro una mano a fargli meglio invacchìre.

Senofonte, solenne storico, e di prima bussola fra i Greci, compose un libro dove mette Simonide che parla delle miserie del tiranno con Jerone re di Siracusa. É un libro pieno zeppo di buoni e gravi ricordi, e scritti con tutto il garbo possibile: e Dio volesse che tutti i tiranni stati per antico se ’l fossero tenuto dinanzi e fattosene specchio! chè, mi par certo, si sarebbero vedute le male schianze sul viso, e vergognatosi di tanta sozzura. In quel trattato dipinge la pena che rode i tiranni, i quali, facendo male a tutti, son forzati ad aspettarselo da tutti; e tra l’altre nota anche questa, che i cattivi re usano per la guerra soldati stranieri e mercenari, non fidandosî di metter l’armi in mano a’ suoi popoli, a’ quali hanno fatto ingiuria. C’è stato ben dei