Pagina:Bois - Sui confini della scienza della natura,1928.djvu/26

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le apparirebbe soltanto come stato accidentale della materia. In tutt’e due i casi il suo bisogno di causalità resterebbe insoddisfatto. Forse, anzi probabilmente, la questione già discussa da Aristotele sul principio del movimento è tutt’una con quella dell’essenza della materia e della forza. Nè ciò sarebbe dimostrabile, nè l’Intelligenza di Laplace ci riuscirebbe, poichè appunto l’essenza della materia e della forza le resta impenetrabile14.

Ma se noi lasciamo da parte tutto ciò, se supponiamo come data la materia in moto, allora, come abbiamo già detto, il mondo materiale è, idealmente, comprensibile. Da tempo infinito si muovono nello spazio infinito condensamenti della materia apparentemente in formazione. Come punto dileguante in qualche luogo nell’infinito si agglomera inoltre la nebbia che s’aggira in circolo, dalla quale, secondo la teoria meccanica del calore del sig. von Helmholtz, più ampiamente sviluppata da Kant, deriva il nostro sistema planetario con la sua esauribile provvista di calore che più non si rinnova15. Già noi vediamo la nostra terra, in forma d’ardenti goccie fluide girare sulla sua orbita, ravvolta da un’atmosfera di natura incomprensibile. La vediamo nel corso d’un tempo incommensurabile coprirsi d’una crosta di rocce primordiali che si vanno di mano in mano congelando, vediamo separarsi il mare e la terra ferma, vediamo il granito roso da piogge torrenziali di acido carbonico, dare il materiale per gli strati di terreni potassici, e