Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/148

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di cui parlo mi rincuora: anzi pur ella è che maggiormente mi sgomenta. Dell’amor diviso, cioè dell’amor di più d’uno, per difesa del doppio amor della mia Celia conviene ch’io parli. L’affetto paterno il persuade: il principe il comanda. Ma in Ferrara, nell’Accademia degl’Intrepidi, alla presenza di dame e di cavalieri (che vuoi dire ogni cosa d’amori no- bilissimi ripiena) per difesa d’un amore ho da parlar io, contro il quale con cento bocche il cielo e la terra sgrida? Coloro a’ quali la maestà del dio d’amor è raccomandata, che fa- ranno eglino? Permetteranno, ch’io parli? E parlando, sarٍ io sicuro dagl’impeti loro, si che, crollando il capo o travol- gendo gli occhi, contro di me non avventino l’armi o di sdegno o di scherno pungente? Ma l’avranno appena sfodrate, ch’io sarٍ bello e fuggito. Al primo segno che io scorgerٍ d’animo turbato nel volto di chi che sia, eccomi in fugga; e se il piede è infermo, la lingua è pronta: al silenzio più che al parlare ella è pronta; s’alcun si turberà, io ammutirٍ. Per vostra e per mia pace adunque vo’ che innanzi ad ogni altra cosa presso di voi l’animo mio rimanga sincerato. Veramente non posso negare che per difesa del doppio amore di Celia io non abbia a mostrare che l’amore sia capace di divisione e che si possano amar più amanti ad un tempo. Ma che perٍ? Crederete voi forse per questo ch’essendo io dal regno d’A- more bandito della vita, invidiando ormai ad altrui quel bene che a me vien meno, voglia, o per isdegno contra d’Amore o per invidia verso gli amanti, a distruggimento o dello im- perio d’Amore o della pace degli amanti, gir con falsa dot- trina qualche amorosa eresia seminando? Potess’ io pure, il farei per pietà, e non per invidia il farei ; se pur di pietà più tosto che d’invidia lo stato infelicissimo degli amanti è de- gno. Ma non è questo il mio pensiero: qui in questo luogo contra d’Amore non ardirei mai cotanto: io non miro ad altro ch’alia difesa, o certo al correggimento d’un’opera, la quale per sua fortuna e per vostra bontà so che da voi più che da ogni altro è stimata: so che l’onore d’un’opera, che ormai è più vostra che dell’autore istesso, non puٍ non esservi