Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/150

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PARTE PRIMA Avendo noi a trattar, in questa prima parte del nostro discorso, delle cose più generali che per la difesa dell’amor di Celia n’occorrono, in tre capi l’abbiamo divisa. Nel primo vedremo qual sia l’amor di Celia; nel secondo quali sieno le cagioni di qualunque amor in comune; nel terzo quai sieno le condizioni del soggetto poetico, per quello ch’a noi ne aspetta. CAPO PRIMO QUAL SIA L’AMOR DI CELIA I. Natura dell’amor di Celia. — Per intender qualsia l’amor di Celia vedianne primieramente la natura, nel se- condo luogo il costume, nel terzo la storia. Quanto alla specie ed alla natura dell’amor di Celia, amore è voce comunissima, perché son molti gli amori: na- turale, sensitivo, intellettivo (divisione di san Tomaso); one- sto, utile, dilettevole (divisione d’Aristotale), che spiritale, mondano, carnale furon detti da sant’Agostino; divino, umano, ferino da Piatone; ed in mille altre forme l’amor è distinto. Ma l’amor di Celia, del quale abbiamo a trattare, è il sen- sitivo, direbbe san Tomaso: il dilettevole, direbbe Aristotale: il carnale, direbbe sant’Agostino: l’umano, direbbe Piatone: egli è l’amor di Cupido, di Cupido il figliuol di Venere, della