Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/164

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stessa si sia data la morte Fedra, Tisbe e tanti altri, del cui sangue son mille tragedie scritte. Or di queste tre specie di verità il filosofo è più amico della necessaria, perché il suo fine (dice Aristotale) è la cognizione della stessa verità, la quale più chiaramente colà riluce, dove a niuna contesa, a niun mutamento è soggetta, quale appunto è la verità neces- saria. L’oratore è più amico del vero contingente per lo più: Aristotale nella Retorica e Piatone nel Fedro il dicono: e la ragione, per quello ch’io ne credo, si è che ? fin dell’oratore è la persuasione; ma di persuasione il necessario non ha punto di bisogno, e ? contingente di raro non ne è gran fatto ca- pace: perٍ solo il contingente per lo più fa l’oratore. Ma il poeta, del vero, qualunque ne sia la specie, poco o" nulla si cura: del verisimile tutte e tre le specie abbraccia, e varia- mente a suo prٍ le adopera. Dove consiste un punto, forse de’ più principali, per la difesa di Celia: perٍ non vi sia grave che con qualche maggior diligenza il ritocchiamo. Vili. Come il Poeta tutte e tre le specie del veri- simile adopra: il che nell’amor di Celia è praticato. — Non si puٍ negare che ? poeta non prenda anche talvolta per soggetto lo ’nverisimile. Antifane Bergeo, comico e prin- cipe di tutti i più sfacciati menzogneri, scrisse da cento e più comedie, e tutte piene di finzioni cotanto inverisimili, che per cagion di lui, ch’era della città di Berga, bergaizzar era detto chiunque più solennemente menzognava. Ma lasciando costui, che se non è stato famoso per altro, poca autorità porta’ il suo nome, diciam pur d’Omero, del principe di tutti i mi- gliori poeti : quante incredibil cose ha egli ne’ suoi poemi riposte? Che lo storpiato Vulcano nel convito degli dii zoppi- cone in modo s’affaccendasse, che a riso, dice egli, inestin- guibile tutti gli altri commossi ne fossero, non è egli cosa inverisimile? Si veramente, e tale che Piatone ancora se ne beffa. Che Giove, legate con lacci d’oro ambe le mani alla cattivella di Giunone, e due gravissime incudini appiccatele a’ piedi, giù dal cielo per mezzo delle nuvole al cospetto di