Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/317

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


andrà seguendo la sua ninfa dovunque ella sen fugga, segue a dire : godrٍ di gir lambendo là ’ve tu poni il piede: conoscerollo ai fiori, ove saran più folti ; godrٍ di sugger l’aria che bacia il tuo bel volto; conoscerollo a l’aure ove saran più dolci. Queste immagini, dico, figliuole della fantasia, possono a taluno parere inverisimili in Aminta, non solendo gli uomini verisímilmente in ragionamento improvviso e non ،studiato parlar con immagini cotanto studiate e con deliri tanto inge- gnosi. Che se un poeta parlasse egli stesso a dirittura in qualche sonetto e rappresentasse le medesime vaghe immagini, niuno potrebbe allora dubitar della loro verisimiglianza. Cosi parmi che sarebbe lodevole in un componimento pastorale parlare in tal guisa: Ond’è che in questo colle fortunato più folti i fior, l’erba più verde io miro? E più dolce de’ zeffiri il respiro, e lieto ride il suoi più dell’usato ? Qui certo fu la ninfa mia poc’anzi : il suo venir sentَn le cose tutte ecc. Cosi non v’ha chi riprovi il Petrarca, allorché dice di Laura: Costei, che co’ begli occhi le campagne accende, e con le piante l’erbe infiora. Ancora il Tasso leggiadramente in un sonetto rapportٍ la stessa immagine fantastica, dicendo: Colei che sovra ogni altra amo ed onoro fiori coglier vid’io su questa riva;