Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/12

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proclamate da Cavour, sotto l’ëgida di un gran Re, coll’ausilio miracoloso di Garibaldi e Mazzini, eterni, nella quadruplice ed eguale gloria, l’Italia ha risalito il Campidoglio, attraverso difficoltà, battaglie, congiure, capestri, affrontando un problema che forse nessun popolo avrebbe potuto condurre a tale meravigliosa, feconda e indistruttibbile soluzione.

Perciò, la nostra azione, in pace e in guerra, ha potuto e può svolgersi, con vigorosa efficacia e sacrifici enormi, senza precipitare, per tirannia di logica rigidità, negli orribili abusi del diritto di guerra, che hanno fatto stendere, attorno ai nostri nemici, una barriera infrangibile, dall’intero mondo civile.

A questa armonia di doti, d’animo e d’intelletto, corrispondono, in Paolo Boselli, tutte le manifestazioni della mente e tutta l’opera svolta nel Parlamento e nel Governo. L’acume e la precisione del giurista e dell’economista gli hanno conferito, fin dai giovani anni, autorità indiscussa, in materia di finanza e di diritto marittimo.

Nella discussione di innumerevoli progetti di legge e nella difesa dei rispettivi bilanci, come Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio, delle Finanze, del Tesoro, dell’Istruzione, nessun angolo, pur remoto, delle più gravi questioni lo colse mai impreparato o incerto. Tutto aveva sempre previsto e frugato in ante-