Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/160

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geri che nel diritto delle pene stampò filosoficamente orme indelebili. (Bravo!).

Francesco De Santis creò una nuova critica, o meglio, diede alla critica letteraria un’anima nuova.

Da Dante a Petrarca, da Leopardi a Manzoni non si restrinse a studiare analiticamente, e nelle loro esteriorità, le opere della letteratura italiana, ma con intuito singolare, con una visione divinatrice, penetrò nell’animo dei nostri scrittori, e creò così non solo una nuova critica ma diede allo stesso pensiero, allo stesso sentimento letterario del nostro paese un nuovo atteggiamento. (Approvazioni).

Io, onorevoli deputati, non mi indugio a dirvi se accetto la forma e la portata finanziaria di questa proposta di legge: ciò, che io accetto, è il suo pensiero.

A me pare giusto ed opportuno che la Camera attesti, con essa, riconoscenza ed ammirazione verso quelle provincie del Mezzogiorno, da cui Pasquale Stanislao Mancini e Francesco De Santis provennero, e che coi loro scrittori ed oratori tanto elevarono le idee e commossero i cuori altamente, italianamente: che con i loro martiri, coi loro patiboli, con le catene dei loro insigni patriotti insegnarono come si affermi la fede invitta nella libertà: quelle provincie del Mezzogiorno che oggi coi loro figli strenuamente pugnanti nella guerra liberatrice, dimostrano come si sappia generosamente morire per la Patria senz’altro compenso che quello che viene dalla coscienza del dovere compiuto e dal trionfo delle proprie idealità. (Vivissimi generali e reiterati applausi - Gli onorevoli ministri e moltissimi deputati si congratulano con l’onorevole Presidente del Consiglio).