Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
24

veggono in mezzo a loro, sprezzatore di ogni pericolo, il Re che rinnovella le virtù della sua Casa impavidamente, (Vivissimi, calorosissimi applausi — Il Presidente, i ministri e i deputati sorgono in piedi al grido di viva il Re!) col cuore all’Italia, propagando il saluto fatidico di Roma a tutte le genti italiane. (Benissimo!)

Spetta al Ministero presieduto dal mio illustre predecessore ed amico (Vivi, prolungati applausi) il vanto di aver bandito la guerra che l’anima della Patria, risuscitata e idealizzata nei ricordi dei secoli migliori, acclamò con entusiasmo vibrante ed ardito, e, nel sostenerla, tutto il popolo italiano è forte, è sereno, è invitto. (Applausi).

Il popolo italiano colle multiformi virtù, coll’agilità del suo spirito veramente latino, vince i più rudi disagi, sopporta i più penosi sacrifici (Applausi) e serbasi consapevole che la più rigida disciplina è condizione essenziale per la salvezza della Nazione e per la libertà stessa dei cittadini, disciplina che la suprema necessità autorizza e giustifica entro i limiti proprii del diritto della patria. (Benissimo!).

Mirabile paese il nostro: diciamolo, onorevoli signori, con commozione e con orgoglio. (Approvazioni).

Alle nefande imprese nemiche risponde con classico disdegno Venezia che al Risorgimento italiano è usa dare tutta sè stessa (Vivi applausi); rispondono fieramente tutte le città nostre barbaricamente insidiate dai cieli violati: rispondono gli abitatori di quelle contrade consacrate oggi dal valore italiano, che tutto abbandonarono tranne l’idealità della Patria (Applausi), la quale saprà essere grata rammentando i giorni più dolorosi delle sue