| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| 96 |
vile, si mostrò sorpreso del numero dei proscritti, mentre, diceva, che in tutta Toscana due soli erano stati espulsi, e finì il suo dire dando al popolo un saggio consiglio, cioè che avessero profittato di quel momento per abbattere il castello, altrimenti ordinandosi il governo non l’avrebbe più permesso.
Era questo il desiderio di tutti, la gente accorse in massa a domandarlo al governatore, il quale promise, che si sarebbe cooperato ad accontentare il popolo, e che intanto avrebbe dati provvedimenti per togliere la polvere ivi depositata. Passò quella foga, e il castello non fu diroccato, in quei momenti anarchici era questo il più gran bene, che il Sig. Plutino potea fare al paese.
XXI
Garibaldi conchiusa appena la capitolazione prese alloggio nel palazzo d’Intendenza, ove ricevuti vari cittadini dei capi del partito, cercò di formare un governo provisorio, e poi correre appresso al generale Briganti. Chiamò a capo della provincia col titolo di governatore, il Sig. Antonino Plutino di Reggio, antico liberale, emigrato dal 1848; uno dei mille, e luogotenente colonnello garibaldino e perchè ferito nell’attacco di Reggio il fratello Agostino lo coadiuvò nel governo. Il Sig. Spanò Bolani, che a-