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nelle acque di Messina la pirocorvetta a ruote il Governolo, comandata dal Marchese d’Aste. Dopo la fazione di Milazzo vi aggiunse la fregata ad elice Carlo Alberto, comandante Cav. Della Mantica, e verso i primi d’Agosto il Vittorio Emmanuele col Conte Albini, capo della piccola squadra, e le solite istruzioni: stretta neutralità apparente, protezione di fatto occorrendo, benchè egli, il Persano, scriveva a Cavour, la nostra presenza »basterà ad impedimento dei legni napoletani perchè non agiscano, i quali anche facendolo, nol farebbero che per forma, preparati a togliersi dall’azione al primo inciampo, almeno così è l’accordo con alcuni dei comandanti.»
Con simile accordo, e in tali intelligenze, il passaggio di Garibaldi sul continente era di certa riuscita, e i suoi anteriori tentativi di sbarco verso la costa da Scilla a Bagnara, aveano dato appicco ai legni napoletani onde tenersi da quella parte.
Verso l’alba del giorno 18 i legni Sardi percorrevano in varie guise il canale, e Salazar, che anch’egli bordeggiava col Fulminante, dovette far uso di tutta la sua autorità per tenere al dovere i marinai, che ad ogni costo voleano misurarsi coi piemontesi. Garibaldi da parte sua, profittando delle circostanze nella notte di quel giorno 18, imbarcò verso i Giardini circa 2000 dei suoi, protetto dal Vittorio Emmanuele. Sul Torino di più grossa portata stivò col Bixio qua-